
Con agosto il paese si rianimava, arrivavano i villeggianti ( così si chiamavano allora i turisti), si riaprivano gli scuri delle case rimaste chiuse per molti mesi, le piccole botteghe sfoggiavano il loro aspetto migliore con una scelta di prodotti che mai si vedevano durante l’ anno: i biscotti con la cioccolata, i gelati confezionati, le fette di anguria.
Le mie amiche si ritrovavano sul “muradon” ( il grande muro), sedute gambe penzolanti con i short e la maglietta colorata, la bottiglia di aranciata Serenella, le 50 Lire per il ghiacciolo e la scelta del disco preferito su jukebox.
Io ero selvatica, non mi piaceva tutto quel brulicare mondano.
Indossavo i calzettoni di lana rossa, i pantaloni di velluto e gli scarponi e risalivo “ la Costa” un sentiero irto che portava al Pian de Cumiran, da lì chiamavo a gran voce papa’, l’ eco rimandava la mia voce, lui sapeva che ero arrivata.
A volte mi imbattevo in qualcuno che mi chiedeva “ vetu ignentro”? ( vai in montagna) rispondevo con un sorriso allo sguardo che si posava su quella ragazzina bizzarra con sulle spalle uno zaino scolorito di iuta, che non amava gli short e l’ estate.
Le mie canzoni erano il rumore dei grilli, delle fronde degli alberi, raccoglievo asparagi selvatici, mi sedevo sul masso poco prima che il sentiero spianasse e mi bastavo, già allora alle’ età di 13 anni o poco più mi bastavo di silenzi e cime.
@ foto Pinterest web
(i luoghi citati sono quelli della Valle di Seren del Grappa)